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LA
STORIA DELLA ”PIZZA DI PASQUA”
Questo dolce ha una
vera e propria ”storia” per la particolare cura nella preparazione,
tant’e che, tutti i poeti dialettali passati e presenti ce la
ricordano.
Igino Alunni tramanda
la ricetta in versi:
”La pizza che se fa’ a Civitavecchia
sotto
la Pasqua, è cosi combinata:
zucchero, ova, cannella, cioccolata,
vino
speciale de riserva vecchia;
Ricotta, farina, anice stellata,
e su
base de ’na ricetta vecchia,
olio de
semi, burro e poi ’n ’antecchia
d’arkermes
e vaniglia zuccherata.
Da secoli la fanno i pasticceri,
donne
de casa e pure li fornari,
perchè
sia cosi bona ’nso misteri.
E quanno la magnamo a
colazzione,
pe’
Pasqua, assieme a li nostri famijari,
ce
s’empie er core de sodisfazione”.
Gli ingredienti vanno
preparati con molta attenzione fin dal giorno prima, come ci ricorda Ugo
Marzi nei suoi versi:
”Si,
dioneguardi, sbaji in’sti momenti,
presempio,...un quarzivoja, un ovo guasto,
quanno
che vai a magnalla so’ accidenti,
senza
penza’ che ’r gusto ’n c’e rimasto”.
La
lievitazione della pasta e un altro momento delicatissimo. Le donne
usavano disporre i testi su un letto e coprirli con pesanti coperte di
lana e l’attesa della lievitazione era un rito. Si rimaneva sveglie
tutta la notte, spiando la pasta che cresceva e scaldando le coperte
esternamente con un ferro caldo in modo da non far scendere la
temperatura sotto le coperte. Era sinceramente una gran fatica come ci
ricorda ancora Ugo Marzi in queste strofe:
”Questa e ’n’ammazzatura, sarvognuno
si
tanto me da’ tanto, ciarimani”.
C’era
un misto di fatica e di passione nel fare questo dolce tradizionale ma
tutta la fatica veniva per incanto dimenticata nell’ora ”de la
sciorta della Gloria” quando la pizza veniva servita a tavola insieme
alle uova sode, il salame, la coratella con i carciofi ed un buon
bicchiere di vino per la colazione pasquale.
Tratto
da: "Civitavecchia in punta di forchetta" edizione 1990
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