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Il
panettone in Europa con il marchio "Dop |
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Il
panettone deve senz’altro molto alla Motta, che lo rese famoso nei
mondi come l’ "italian cake" per eccellenza ( tra
l’altro fu proprio Motta a dargli quella forma caratteristica,
lanciata verso l’alto, applicando alla pasta un cerchio che ne
bloccava l’espansione orizzontale). Ma l’industria alimentare di
panettone oggi offre un prodotto che è sempre più’ distante dal
tradizionale "pan de Toni" meneghino: panettoni farciti o
ricoperti di cioccolato, alla crema, alla crema curaçao, con panna,
con gelato, con liquori vari e chi più ne ha più ne metta. I
pasticceri e i panificatori lombardi si sono chiesti, con sempre
maggiore apprensione come difendere l’unicità del prodotto
artigianale, tanto più che le economie di scala e la potenza
pubblicitaria permettono all’industria di praticare prezzi
concorrenziali. Cosi’ è nata in seno al Gruppo dei pasticceri della
provincia di Milano l’idea di chiedere un marchio a garanzia della
ricetta tradizionale del panettone e quindi della tipicità del
prodotto. "Abbiamo creato una commissione tecnica – ci ha
raccontato Paolo Magni, maestro pasticcere di Lecco – che ha
elaborato un disciplinare in grado di condurci alla concessione di un
marchio europeo DOP (denominazione di origine protetta) per il
panettone. Con questo marchio chi si vuole da un lato fornire al
consumatore la garanzia che il prodotto possieda determinate
caratteristiche, dall'altro "vogliamo tutelare il panettone da
una concorrenza che vorrei definire sleale' ". Se e quando
l'Unione Europea concederà il marchio di qualità al panettone, ne
verranno regolamentate le tecniche di produzione e la ricetta, che
naturalmente potrà essere poi applicata su tutto il territorio della
Comunità. Si tratta dunque di un discorso molto interessante non solo
per i pasticceri ma anche per quei panificatori, che sono ormai la
maggioranza, che sfornano anche dolci. Il cammino del marchio di
garanzia non sarà rapido, ci vorranno almeno due anni, ma intanto la
Commissione ha già iniziato a lavorare. Due sono le strade, e passano
entrambe per l'Europa: il marchio DOP, denominazione di origine
protetta; o il marchio STG, specialità tradizionale garantita.
Secondo quanto previsto dal regolamento, la denominazione di origine
protetta DOP designa un prodotto originario della regione/paese, le
cui qualità/caratteristiche sono dovute essenzialmente o
esclusivamente all'ambiente geografico (comprensivo dei fattori
naturali ed umani) e la cui produzione, trasformazione ed elaborazione
avvengono nell'area limitata (ciò significa che tutte le fasi della
produzione devono avvenire nella zona, individuata).L'Unione Europea
ha inoltre approvato il regolamento CEE 2082/92 relativo alle
attestazioni di specificità che da la possibilità di tutelare le,
denominazioni di prodotti ormai divenuti "generici" e cioè
non più legati a particolari tradizioni ed aree di produzione, ma che
abbiano mantenuto "una ricetta tradizionale", come appunto
il panettone. Essi saranno individuati quindi dalla dicitura
"Specialità tradizionale garantita" e con il marchio
predisposto UE." Sara molto importante - ci dice ancora Paolo
Magni – per chi voglia fare e vendere dolci qualificabili come
"panettoni" non solo il rispetto della ricetta tradizionale,
ma anche delle giuste quantità degli ingredienti. Per esempio, non
solo sarà obbligatorio utilizzare il burro, ma dovrà esserne
presente almeno il 13%, in proporzione, in ogni panettone.
E francamente non so quante
industrie dolciarie oggi riuscirebbero a rispettare queste
indicazioni, soprattutto mantenendo prezzi stracciati". Eh si,
perché oggi si possono acquistare panettoni, certo non di marca,
anche a 8/9 mila lire, quando per il panettone Dop artigianale ci
vorranno almeno 30/35 mila lire. Ma che cos'e davvero il panettone
tradizionale milanese? Prima di tutto bisogna ricordare che il
panettone e un prodotto di pasta lievitata con lievito naturale. A
questo punto e necessario fare una piccola digressione a favore del
lievito naturale, elemento basilare e indiscusso nella formula del
panettone. Si tratta di un impasto di farina e acqua che viene
lasciato riposare all'aria per un tempo più o meno lungo. Durante
questa prima fase avvengono fenomeni fermentativi e riproduttivi di
alcuni microrganismi, i più importanti dei quali sono i
saccaromiceti. La lavorazione del lievito e lunga e complessa:
l'impasto viene infatti sottoposto, ad intervalli fissi, a numerosi
"rinfreschi", cioè ad aggiunte di farina e acqua al fine di
aumentarne la forza e di ottenere la quantità di sostanza desiderata.
Temperatura e tempo sono i parametri più importanti del procedimento
e vanno tenuti costantemente sotto controllo affinché il composto si
mantenga sano e sviluppi al meglio le proprietà che gli sono
intrinseche. Il lievito viene generalmente mantenuto in un luogo
chiuso climatizzato alla temperatura di 14'C e in condizioni di umidità
relativa del 65%. Durante la lavorazione l'ambiente raggiunge i 22'C,
l’umidità sale al 90% e il tempo che intercorre tra un rinfresco e
l'altro e di circa 4 ore. L'impiego del lievito naturale nei prodotti
da forno e molto importante, poiché ne aumenta la conservazione e, li
rende più facilmente digeribili e assimilabili.
Questi
gli ingredienti del panettone: farina 00, zuccheri (saccarosio, miele,
glucosio), uova, burro, latte, acqua, uvetta sultanina, arancio e
cedro canditi, sale, aromi naturali (vaniglia).
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UN PO DI
STORIA ...
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La vera
storia della nascita del famoso dolce ambrosiano e avvolta nel più
fitto dei misteri, ma diverse leggende, ne raccontano le origini. La
più accreditata narra, che, giunti al termine del pranzo natalizio in
"casa" Sforza, i potenti signori meneghini, nel quale ogni
portata aveva superato la precedente per bontà, arrivo il momento dei
dolci. Il cuoco, fin li perfetto, si accorse che il forno gli
aveva
giocato un brutto scherzo, bruciando quanto aveva preparato; si stava
accingendo ad andare nella sala a scusarsi con i commensali, quando il
suo aiutante, chiamato Toni, gli propose di presentare il dolce che
lui aveva preparato con gli avanzi. II cuoco, non avendo altra scelta,
accetto e presento in tavola quella specie di pane fatto dal suo
sguattero. Di lì a poco un coro di evviva e meraviglia si levò dalla
sala e il cuoco, osannato da tutti, con grande onesta confessò che il
merito andava al suo aiutante ed al suo "Pan di Toni".
Un'altra leggenda racconta di un giovane falconiere, tale Ughetto
Atellani, perdutamente innamorato di una fornaia di nome Algisa, che
aveva il forno in vicinanza della Chiesa delle Grazie. Gli affari non
andavano tanto bene per quest'ultima a causa dell'apertura di un altro
prestinaio poco lontano. Il Natale si avvicinava, ma i clienti
continuavano ad allontanarsi. Ughetto, messo mani ai suoi ultimi
denari, compro burro, zucchero, uova e uva sultanina, impasto tutto
con fior di farina e ... il successo fu enorme. La lunga coda di
fronte alla bottega diceva che le sorti di Algisa si erano rovesciate
e, inutile dirlo, i due innamorati convolarono a giuste nozze. Ve ne e
una, infine, che narra di alcune suore - siamo nel 1200 – che
abitavano nell'umida e nebbiosa campagna alle porte di Milano e che
vivevano di elemosina. Quell'anno i milanesi non erano stati molto
prodighi nei confronti delle religiose e alla vigilia di Natale in
dispensa non era rimasta che poca farina con la quale venne preparato
del pane. Quando la superiora si accinse a benedirlo, miracolosamente
quel pane si trasformo in un meraviglioso panettone. Considerate tutte
le leggende, di cui queste sono le più citate, e come suggerisce il
nome stesso, si può dedurre che il panettone non e altro che un pane,
cioè una pasta lievitata naturalmente. Certo, la preparazione e più
complessa di quella del pane di tutti i giorni e la ricetta e
arricchita da burro, uova, zucchero, canditi e da altri pregiati
ingredienti. Le prime tracce di un dolce simile al panettone risalgono
all'epoca di Ludovico il Moro, verso la fine del XV secolo, anche se e
ben al IV' secolo a.C. che risale la scoperta, per altro accidentale,
del pane fermentato (un'inondazione del Nilo, devastando i magazzini,
di farine, permise per la prima volta la fermentazione naturale) .
Marco Fanini
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