Oli per friggere
Innanzi tutto vediamo quali tipi di oli esistono in commercio e di
che natura sono. Dato che la frittura è una cottura dobbiamo
conoscere il significato di Punto di fumo. Esso corrisponde
alla massima temperatura che l'olio in questione raggiunge prima di
iniziare a bruciare ed a decomporsi creando residui tossici per il
nostro organismo.
L'OLIO DI OLIVA
L'olio di oliva è un componente fondamentale e tipico della dieta
mediterranea. Il termine "olio di oliva" comunemente è
usato in maniera generica per definire tutti gli oli derivanti della
lavorazione delle olive; in realtà questo termine racchiude una
gamma di prodotti diversi per qualità e caratteristiche.
- OLIO
EXTRAVERGINE:
di gusto "assolutamente" perfetto con acidità
inferiore al 1% è ottenuto da una lavorazione effettuata con
l'esclusivo utilizzo di mezzi fisici (frangitura - spremitura -
separazione)
- OLIO VERGINE:
di gusto perfetto con acidità inferiore al 2% è ottenuto come
l'extravergine con mezzi fisici
- OLIO DI OLIVA:
ottenuto miscelando oli di oliva raffinati e oli vergini, deve
avere un acidità inferiore allo 1,5%; non è previsto un minimo
di vergini da addizionare
- OLIO DI SANSA DI
OLIVA:
ottenuto miscelando olio di sansa raffinato con oli vergini, con
acidità inferiore al 1,5%; non è previsto un minimo di vergini
da addizionare.
E' sicuramente il pater ideale per fritture gustose, il suo
punto di fumo è di 210°C.
Olio di semi di
girasole
L'olio di girasole viene estratto per pressione o per mezzo di
solventi dai semi. Essi contengono circa il 60 per cento di
trigliceridi. Ha un alto contenuto di acido linoleico e di acido
oleico ed è uno degli oli di semi maggiormente utilizzati. E' un
olio inadatto per friggere, infatti il suo punto di fumo e di circa
130°C, viene comunque utilizzato per condire, cuocere a basse
temperature, per preparare maionesi o produrre margarine
Olio di semi di arachide
L'olio di arachide viene estratto dai semi dell'Arachys hypogea, che
contengono circa il 50 per cento di olio. I semi vengono privati del
germe e macerati in modo da ottenere una farina che, sottoposta a
pressione o all'azione di solventi, fornisce un olio con un alto
contenuto di acido oleico (45 - 65 per cento) e di acido linoleico
(20 - 45 per cento). L'olio di arachide risulta tra i più pregiati
oli di semi sia per le caratteristiche organolettiche che per la
composizione chimica che si avvicina a quella dell'olio di oliva. E'
adatto sia per condimento che per fritture, data la sua stabilità
ad elevate temperature di cottura, punto di fumo 180°C. Per mezzo
di trattamenti chimico-fisici si può ottenere il burro di arachidi,
un prodotto poco conosciuto in Italia ma assai diffuso in altri
paesi come gli Stati Uniti.
Olio di cartamo
L'olio di cartamo viene estratto dai semi del Charthamus tinctorius,
che contengono circa il 75 per cento di acido linoleico, il 15 per
cento di acido oleico e dosi elevate di vitamina E. Recentemente è
stata selezionata una varietà da cui si ottiene un olio con
composizione invertita, e che viene chiamata appunto "olio di
carcamo invertito".
Olio di palma
L'olio di palma viene estratto dai frutti della palma africana ad
alto fusto, mentre dai semi della stessa pianta si ricava l'olio di
palmisto. Contengono sopratutto acido palmitico nella misura del 43
per cento circa, acido oleico nella misura del 40 -
50 per cento circa, e acido stearico. L'olio di palma raffinato e
frazionato ha un punto di fumo piuttosto elevato ed è quindi adatto
alle fritture.
Sia il burro che lo
strutto hanno un punto di fumo che sfiora i 260°c e li rende adatti
a fritture strepitose.
Punto di fumo di alcuni oli e grassi
Olio di girasole meno di 130 °C
Olio di soia130 °C
Olio di mais160 °C
Olio di arachide180 °C
Olio
extravergine di oliva 210 °C
Burro 260 °C
Strutto più di 260 °C
Riportiamo di
seguito una circolare del ministero della sanità rivolta a chi
utilizza la frittura nei laboratori di preparazione alimentare
CIRCOLARE MINISTERO DELLA SANITÀ n. 1 deII'11 gennaio 1991.
- Oli e
grassi Impiegati per friggere alimenti.
Gli oli ed i grassi sottoposti a trattamenti termici, quali si
verificano durante la frittura, subiscono una complessa serie di
trasformazioni della loro composizione chimica. In caso di
prolungato e ripetuto uso, queste modificazioni portano alla
formazione di prodotti (volatili o non) con conseguente modifica del
valore nutrizionale e delle caratteristiche organolettiche.
La progressiva alterazione dell'olio e del grassi durante il
processo di frittura si evidenzia attraverso una serie di
cambiamenti fisico-chimici (intensiticazione del colore: scurimento,
aumento della viscosità, aumento della tendenza a formare schiuma,
abbassamento del punto di fumo).
La causa di queste modificazioni è l'ossidazione della componente
trigliceridica con formazione di perossidi, derivati carbonilici,
acidi grassi liberi e polimeri, composti volatili di varia natura.
L'entità di queste trasformazioni è dipendente dalla temperatura e
dal tempo di utilizzo, dalla presenza in tracce di metalli che
fungono da catalizzatori dell'ossidazione, dalla natura degli
alimenti posti in frittura, dalla composizione dell'olio di
partenza. Le differenze nel contenuto in acidi grassi degli oli e
dei grassi sono di primaria importanza nel determinare la stabilità
al riscaldamento.
In particolare gli oli ed i grassi ad alto grado di insaturazione
(soprattutto polinsaturi) sono meno indicati, in quanto meno stabili
ai trattamenti termici prolungati e ripetuti. L'olio d'oliva, ad
esempio è da considerarsi fra quelli più stabili.
Per prevenire possibili rischi per il consumatore, derivanti
dall'uso improprio o eccessivamente ripetuto di oli e grassi per
frittura, il Consiglio dei Ministri ha approvato un disegno di legge
recante modifiche alla legge 27.1.1968, n. 35, concernente norme per
il controllo della pubblicità e del commercio dell'olio di oliva e
dell'olio di semi.
Detto disegno di legge prevede, fra l'altro, che gli oli e i grassi
e le loro miscele, utilizzati per fritture non domestiche, non
possono essere più impiegati quando abbiano raggiunto il limite di
deterioramento da fissarsi con decreto del Ministro della Sanità
sentito il Consiglio Superiore di Sanità. Con lo stesso decreto si
prevede di approvare il relativo metodo ufficiale di analisi, ai
sensi dell'articolo 21 della legge 30 aprile 1962, n. 283, e
successive modificazioni.
Tenuto conto che il contenuto di costituenti polari è un buon
indicatore dello stato di deterioramento, l'Istituto superiore di
sanità, che da tempo studia il problema, ritiene, in analogia a
quanto previsto dalla legislazione di altri Paesi, che sia opportuno
che il tenore di composti polari non superi 25 g/100g g negli oli e
nei grassi utilizzati per la frittura degli alimenti.
Non v'è dubbio che l'approvazione del disegno di legge in questione
e l'emanazione, da parte di questo Ministero, del relativo decreto
ministeriale ancorché contribuire a migliorare la qualità
organolettica degli alimenti fritti, rappresentano un valido
strumento di tutela della salute del consumatore da rischi derivanti
da usi impropri degli oli e dei grassi nella frittura.
ALLEGATO A
RACCOMANDAZIONI PER L'USO DEGLI OLI E DEl GRASSI PER FRITTURA
Utilizzare per la frittura solo gli oli o i grassi alimentari idonei
a tale trattamento in quanto più resistenti al calore.
Curare una adeguata preparazione degli alimenti da friggere,
evitando per quanto possibile ha presenza di acqua e l'aggiunta di
sale e spezie che accelerano l'alterazione degli oli e dei grassi.
Il sale e le spezie dovrebbero essere aggiunti all'alimento,
preferibilmente, dopo la frittura.
Evitare tassativamente che la temperatura dell'olio superi i 180°C.
Temperature
superiori ai 180 °C accelerano infatti l'alterazione degli oli e
dei grassi. È opportuno quindi munire ha friggitrice di un
termostato.
Dopo la frittura è bene agevolare mediante scolatura l'eliminazione
dell'eccesso di olio assorbito dall'alimento.
Provvedere ad una frequente sostituzione degli oli e dei grassi.
Vigilare sulla qualità dell'olio durante la frittura, tenendo
presente che un olio molto usato si può già riconoscere
dall'imbrunimento, dalla viscosità e dalla tendenza a produrre fumo
durante la frittura.
Filtrare l'olio usato, se ancora atto alla frittura, su idonei
sistemi e/o sostanze inerti (coadiuvanti di filtrazione); pulire a
fondo il filtro e la vasca dell'olio. Le croste carbonizzate, i
residui oleosi -viscosi o i resti di un olio vecchio accelerano
l'alterazione dell'olio.
Evitare tassativamente la pratica della ricolmatura (aggiunta di
olio fresco all'olio usato). L'olio fresco si altera molto più
rapidamente a contatto con l'olio usato.
Proteggere gli oli ed i grassi dalla luce.
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